L'Alimentazione

 

Vivere sulla Terra significa avere uno scambio con l’ambiente nel quale siamo inseriti. Possedendo un corpo fatto di terra, non potremmo abitarlo senza questo scambio.

Esistono diversi livelli di scambio, che potremmo classificare seguendo la principale suddivisione del piano fisico, nel modo seguente:

·         solidi      scambio per mezzo del cibo

·         liquidi    scambio per mezzo delle bevande

·         gas         scambio per mezzo della respirazione.

Aspetto importantissimo legato alla salute, anche dal punto di vista dello sviluppo spirituale, è quello dell’alimentazione. Tutti i veicoli che formano la personalità umana risentono di quanto accade anche in uno solo di essi: il trattamento che riserviamo al nostro fisico è rimarchevole anche per gli altri corpi più sottili. Una alimentazione sana ed equilibrata è perciò importante, non solo per la salute fisica.

È regola (lo vedremo sempre più) che dirige lo sviluppo dell'universo, che si debba passare da una fase nella quale l'impulso evolutivo viene indotto dall'esterno, ad un'altra in cui questo stesso influsso venga elaborato, e una terza in cui, grazie al lavoro svolto in questa elaborazione interiore, l'influsso, resosi consapevole, si diriga dall'interno all'esterno, trasformando l'essere da soggetto passivo a protagonista attivo (e responsabile) delle proprie azioni, ecc. In fondo, questo medesimo processo lo troviamo anche - come in qualsiasi cosa osserviamo - nell'alimentazione: ne è l'essenza. Il cibo entra, viene lavorato; l'energia ne viene ricavata ed è diretta verso l'esterno, così come accade anche per la parte residua di scarto.

Vorremmo in questa sede accennare alla carne e al vino. Nei periodi della sua infanzia evolutiva, l’umanità necessitava di sviluppare i veicoli della personalità, in quanto possiamo ben dire che la religione di allora la aiutava ad isolarsi dagli influssi esterni di natura sottile, per scoprire la propria personalità e materialità; possiamo far risalire a quei tempi la nascita dell’esoterismo, come cassetta di sicurezza ove conservare quei tesori di conoscenza per il momento in cui, grazie all’involuzione e alla consapevolezza sviluppatasi attraverso il suddetto isolamento, i tempi sarebbero stati maturi per una nuova e più elevata diffusione degli stessi. Anche l’alimentazione ebbe un ruolo in questo processo.

Dal punto di vista spirituale, la carne ha l’effetto di vincolare alla terrestrità la coscienza, stimolando la parte istintiva e la cupidigia. La decisione di mangiare carne significa di solito la inconsapevole rinuncia alle gioie dell’anima e il desiderio di restare immersi nel mondo reale.

Dobbiamo considerare che le cellule degli animali sono compenetrate di sostanza astrale, che è il veicolo della separatività e della coscienza degli animali stessi: il nostro organismo non può assimilare nei piani sottili queste cellule, se prima non ha assoggettato la forza astrale alla propria vibrazione, assimilandola così nel più grande corpo emozionale individuale di chi se ne è cibato. Questa operazione richiede il dispendio di molta energia, perché l’animale – a differenza dei vegetali – è già abbastanza individualizzato, e la prova appare evidente se guardiamo i grandi animali carnivori, indolenti e pigri, in confronto con la vitalità e l’energia che ispirano gli scattanti erbivori. Anche chi si ciba di animali, sceglie animali erbivori, perché quanto detto andrebbe moltiplicato se mangiassimo animali a loro volta carnivori: sarebbe quasi impossibile assimilarne l’energia, e avremmo sempre fame.

Il punto centrale, comunque, rimane quello della innocuità che deve caratterizzare una esistenza diretta dall’amore e dalla compassione, come deve essere quella ispirata da un cuore sensibile ai suggerimenti spirituali del Sé per l’epoca attuale. Di solito passare da un regime carneo ad uno vegetariano (anche qui, non ci interessa quale regime vegetariano, purché sia tale), richiede uno sforzo. Ricordiamo che il nostro corpo rappresenta il passato: per trasformarlo in funzione del bisogno futuro dobbiamo pertanto, in un certo senso, ricodificarlo, accettando anche un iniziale senso di disagio (purché fatto con una conoscenza di eventuali rischi, assolutamente da evitare, come sono da evitare correzioni improvvise e traumatiche).

L’effetto materializzante e di inerzia della carne, d’altronde, ha bisogno di uno spirito stimolante che permetta comunque il progresso. Per questo motivo, accanto alla carne, fu inserito nella dieta umana il consumo dell’alcol. Il racconto biblico di Noè ne rappresenta il momento evolutivo. L’alcol è il prodotto di una fermentazione esterna all’organismo, che vibra ad una intensità così elevata che il nostro corpo non riesce ad armonizzarlo e assimilarlo. Anziché assoggettarlo, quindi, e metabolizzarlo, è esso ad accelerare dall’esterno il nostro tasso vibratorio, prendendo il sopravvento su di noi. È uno spirito esterno che ci controlla, e ormai noi sappiamo come questo sia il contrario del cammino che dobbiamo adesso percorrere. Se non ci liberiamo dell’alcol, ci risulterà impossibile accedere alla nostra parte spirituale.

[dal libro: Cristianesimo Interiore]


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