Gesù-Cristo
Proprio per manifestarsi in modo diverso dal passato, l’Arcangelo Cristo non doveva presentarsi all’umanità dall’alto e con autorità: doveva rispettare la nostra libertà, conquista che tanto ci è costata. L’impulso a tornare verso la Luce doveva scaturire dall’interiorità dell’uomo. Il Cristo perciò doveva presentarsi come uomo fra gli uomini, come uno di noi. Aveva quindi bisogno di incarnarsi, di abitare un corpo di carne.
Gli Arcangeli non hanno mai fatto l’esperienza, nella loro curva evolutiva, di un corpo vitale e di un corpo fisico. Essendo di due gradini più avanzati di noi, il loro veicolo inferiore era quello corrispondente al nostro corpo emozionale. Non possedendo l’atomo-seme di questi due corpi, il Cristo doveva prenderli in prestito, per così dire, da un essere umano, che avrebbe così collaborato nel grande Piano di Salvezza. L’essere umano Gesù fu quell’individuo umano così progredito da possedere i corpi fisico e vitale in grado di ospitare i veicoli superiori del Cristo, e a questo scopo era stato preparato crescendo fra gli Esseni.
Dobbiamo pensare che i veicoli del Cristo erano veicoli solari, vibranti ad un tasso elevatissimo, superiore anche alla media degli altri Arcangeli, quindi il corpo vitale di Gesù doveva sopportare uno stress quasi impossibile per un essere umano. Si capirà ora lo scopo dell’attenzione che gli Esseni avevano posto nello sviluppo di questo veicolo in Gesù. E il loro compito non terminò con l’ingresso dei veicoli del Cristo in quelli di Gesù: lo stress era tale che solo per poco tempo era possibile sostenerlo, dopodiché il Cristo doveva ritirarsi e lasciare il corpo fisico e vitale alla cura degli Esseni – che come noto erano molto abili nell’opera di guarigione del corpo – affinché potesse riprendersi ed essere pronto per un periodo ulteriore. Poter ospitare il Cristo nel corpo fisico e vitale, possiamo paragonarlo con la nostra capacità di guardare direttamente la luce del Sole: ne rimarremmo accecati. Questo è ciò che i veicoli terreni di Gesù dovettero sopportare nei periodi in cui lo spirito del Cristo agiva sulla Terra.
Essendo spirito solare, il Cristo aveva iniziato la sua evoluzione due periodi prima del nostro periodo di Saturno, e questa è la spiegazione della frase di Giovanni il Battista che aveva detto: “Uno che venne dopo di me (sulla Terra), era prima di me (in evoluzione)”.
La “colomba” che egli vide scendere sulla testa di Gesù erano i veicoli del Cristo, che da quel momento entrarono nei corpi fisico e vitale di Gesù. Il sacrificio di Gesù non fu ristretto solo ai tre anni successivi, quanto la cosiddetta “vita pubblica di Gesù” durò. Egli si privò degli atomi-seme di quei corpi, nei quali erano registrate tutte le sue esperienze fin dal periodo di Saturno, rinunciando alle conquiste spirituali che poteva accumulare in quell’ultima vita e alla possibilità di continuare ad incarnarsi. Tuttavia la legge di compensazione universale, di fronte ad un tale enorme sacrificio, lo ha retribuito al punto che gli studi esoterici lo considerano l’essere umano più avanzato fino a quando terminerà tutta la nostra evoluzione.
Quando noi pronunciamo il nome di Gesù-Cristo, quindi, ci riferiamo ad un essere composito: allo spirito arcangelico del Cristo, il Capo degli Arcangeli, che per tre anni prese sulla Terra i veicoli terrestri di Gesù. Sempre gli Arcangeli gli furono vicini nei tre anni che seguirono al Battesimo, e in particolare l’Essere arcangelico inferiore solo al Cristo stesso: Michele.
Resta il fatto che rivolgendoci al Cristo, come lui ci ha insegnato, ci rivolgiamo all’unica Entità nell’universo che ha esperienza della più elevata vita spirituale (l’altezza a cui giunge il più alto Iniziato degli Arcangeli) e contemporaneamente della vita fisica terrena. Egli solo è in grado di comprenderci pienamente grazie all’esperienza fisica che ha fatto, e allo stesso tempo guardarci e continuare a guidarci dall’alto della sua sede abituale nello spirito.
[dal libro: Il Cristo e la sua Missione]
