Brevi letture bibliche

 

Analizziamo alcuni passi biblici con lo scopo di illustrare succintamente importanti fasi dell'insegnamento del Cristianesimo Interiore.

 

IL PRIMO UOMO, ERA "UOMO"?

Genesi 1, 27:“Dio (Elohim) creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò.”

È davvero un bel mistero questo passo, se ci limitiamo ad una lettura ortodossa, dato che la donna (Eva), verrà creata più tardi. Cosa può significare allora? La semplice spiegazione è che Adamo non significa “maschio”, ma “uomo, umano”, e fu creato maschio-femmina. Cioè l’umanità originaria, quando era ancora nel paradiso terrestre, era androgina. La Bibbia ci dice che l'umanità formata dagli Elohim era originariamente androgina, e per questo era "ad immagine di Dio" che contiene in Sé entrambe le polarità necessarie alla creazione.

Genesi 2, 21: "Allora il Signore Dio (Jehovah) fece scendere un torpore sull'uomo (androgino), che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola che aveva tolta all'uomo una donna …"

È esattamente questo che la Genesi ci racconta, dicendo che da Adamo (l’uomo androgino di allora) fu prelevato un lato (traduzione più verosimile di costola), con cui fu formato il primo essere sessuato: Eva. Cabalisticamente A D M = 1 + 4 + 40 = 9, e nove è il numero che rappresenta l'umanità, non il maschio. "Sesso" in effetti significa “sezionato”, “diviso”, “scisso”. Fu la donna perciò ad essere creata per prima; il primo organo sessuale formato fu quello femminile!

Alla faccia di tutta una tradizione maschile e maschilista che ha nei secoli invaso e inquinato la società, Chiesa compresa!

 

GESU' VOLEVA IL MATRIMONIO INDISSOLUBILE?

Leggiamo da Marco (10, 2-9): E avvicinatisi dei farisei, per metterlo alla prova, gli domandarono: «È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?». Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma all'inizio della creazione Dio li creò maschio e femmina; per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola. Sicché non sono più due, ma una sola carne. L'uomo dunque non separi ciò che Dio ha unito».

Questo passaggio è stato spesso utilizzato in modo improprio, perché non se ne sa indagare il significato. Gesù vi fa due citazioni tratte della Genesi, che occorre saper legger per giudicare correttamente:

- Genesi 1,27: <Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò (tempo passato); maschio e femmina li creò>. 

Questa frase compare in Genesi PRIMA della creazione di Eva, prima cioè che l'uomo fosse scisso (sesso) fra maschio e femmina; per questo era "a immagine di Dio": era ermafrodito = "maschio e femmina".

- Genesi 2,24: <Per questo l'uomo abbandonerà (tempo futuro) suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne>. 

Questa frase fa seguito immediato alla creazione di Eva, viene DOPO ossia del primo essere sessuato tratto da un "lato" (costola) dell'uomo ermafrodito.

Gesù conclude dicendo che "l'uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola": non vuol dire che non ci si può separare dopo il matrimonio, ma che si dovrà tornare ermafroditi, e solo la "durezza del nostro cuore" ci impedisce di comprenderlo e soprattutto di compierlo.

Il ritorno all'Eden - nel posto che il Cristo ha preparato per noi e dove lo incontreremo nuovamente "fra le nubi" nella Nuova Gerusalemme - richiede il superamento dello stato sessuato ("abbandonare padre e madre") e il ritorno a quello ermafrodito.

Riprova di ciò è la conclusione che dà di questo episodio Matteo, dove Gesù dice: "Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso, Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca".

 

GESU' INSEGNAVA LA REINCARNAZIONE?

Matteo 17: 10-13 / Marco 9: 11-13

"Perché allora gli scribi dicono che deve prima venire Elia?". Ed egli rispose: "Sì, verrà Elia e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto; anzi, l'hanno trattato come hanno voluto. Così anche il Figlio del'uomo dovrà soffrire per opera loro". Allora i discepoli compresero che egli parlava di Giovanni il Battista.

Questo brano è parte della scena della Trasfigurazione di Gesù, dove appare assieme a Mosè ed Elia. È uno dei più evidenti segni che testimoniano come la Legge di Rinascita - o reincarnazione - fosse presente e accettata negli insegnamenti del Cristo. Altre frasi di Gesù sono pienamente comprensibili, senza essere costretti a spiegazioni artificiose e complicate, solo alla luce di questo insegnamento; come ad esempio: "Voi stessi farete le cose che io faccio, e anche di più grandi"; o quando alla domanda del Maestro su chi la gente pensa che Egli sia, gli apostoli risposero: "Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti".

Per concludere il discorso da un punto d vista storico, ricordiamo: 

Che solo nell’anno 553 la Chiesa condannò la dottrina della rinascita, con il Concilio indetto dall’imperatore Giustiniano. 

Che nelle “Confessioni” Sant’Agostino scriveva: “La mia infanzia ha forse seguito un’altra mia età?… E ancora prima di questa vita, io esistevo già in qualche altro luogo o altro corpo?”

Che San Girolamo (347-420) diceva: “Non conviene si parli troppo delle rinascite, perché le masse non sono in grado di comprendere”.

Origene, uno dei Padri della Chiesa, affermava: “Le anime che richiedono i corpi si rivestono di essi e, quando queste anime cadute si sono elevate a cose migliori, i loro corpi si annientano ancora una volta. Così le anime svaniscono e riappaiono continuamente”.

 

GESU' HA FONDATO UNA CHIESA?

Matteo 16: 17-18

"Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro (petros = pietra) e su questa pietra (petra) edificherò la mia chiesa … "

"Giona" significa colomba, ed è una rappresentazione dello Spirito Santo. 

In Giona 2: 1 leggiamo: Ma il Signore dispose che un grosso pesce inghiottisse Giona; Giona restò nel ventre della Balena tre giorni e tre notti. 

La Balena è un segno celeste che indica un periodo evolutivo: quello che precede l'avvento del Cristo sulla Terra ("tre giorni e tre notti": i periodi evolutivi che l'insegnamento del Cristianesimo Interiore indica come quelli che precedettero l'attuale periodo della Terra). In questo periodo fu lo Spirito Santo che "dall'interno" (inghiottito) condusse la Terra nella sua evoluzione.

Quando giunse il momento di cominciare la formazione iniziatica di uomini perché provvedessero alla conduzione del pianeta, lo Spirito Santo passò "il testimone" al Cristo al momento del Battesimo, scendendo su di lui "come una colomba".

In I Corinzi 10: 9 troviamo infatti scritto che "Questa pietra è Cristo".

La pietra rappresenta quindi il Cristo Interiore, e Pietro viene identificato come un iniziato ai Misteri Cristiani, "Figlio di Giona", ossia uomo appartenente al lavoro di elevazione spirituale della terra, in grado di usare questa "pietra" per edificare il tempio interiore o "chiesa": il corpo in cui abiti il Cristo Interiore.

Matteo 16: 19

"A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli".

Pietro ottiene così il potere di intervenire sul proprio destino e di modificarlo, grazie alla visione che supera il tempo della sola esistenza terrena ("né la carne, né il sangue, ma il Padre l'ha rivelato"). Riceve perciò "le chiavi del Regno dei Cieli": la possibilità di abitare nelle dimensioni spirituali.

 

IL CRISTIANO DEVE AMARE IL "PROSSIMO"?

"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente; amerai il prossimo tuo come te stesso". (Matteo 22: 37, 39)

Da qui per generazioni siamo cresciuti pensando che caratteristica del buon cristiano sia quella di amare Dio e di amare il prossimo. "Se non ami il prossimo non sei un buon cristiano". Se però approfondiamo un po', scopriamo che quelle due frasi dette da Gesù altro non sono che citazioni tratte da due Libri del Pentateuco:

"Amerai il tuo prossimo come te stesso". (Levitico 19)

"Amerai il Signore Dio tuo con tutta l'anima, con tutto il cuore e con tutte le forze". (Deuteronomio 6)

"Ama il prossimo" non è perciò esclusività del Cristianesimo, anche se nella mentalità comune e nell'idea stessa che in genere abbiamo, così pensiamo. "Prossimo" significa "il più vicino", e non copre perciò una dimensione universale, anzi, la può escludere.

Matteo 5: 43,44

"Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; e (ma) l'Io vi dice: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siete figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti".

In nessuna parte della scrittura c'è la frase: "e odierai il tuo nemico", ma qui Gesù lo aggiunge proprio per evidenziare come era concepita e per identificare il risultato della Legge esteriore confrontandola con quanto la legge interiore, il Sé spirituale, richiede. 

Essere un cosiddetto buon cristiano, dunque, significa seguire l'indicazione del Cristo Interiore: AMA IL TUO NEMICO! Sentire un Amore Universale.

 

PERCHÉ PORGERE ANCHE L'ALTRA GUANCIA?

Matteo 5:38-39

"Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra."

Questa frase di Gesù ha da sempre dato adito a interpretazioni e distinguo, semplicemente perché si è ritenuto che chiunque si comportasse in questo modo si dimostrerebbe un debole e passivo, mettendo da parte la propria dignità. Se la esaminassimo con la miope visione di chi considera l'esistenza dell'uomo limitata ad una sola vita, tale conclusione apparirebbe inevitabile, e la sola spiegazione risiederebbe nella crudeltà di una divinità che per promuoverci ci chieda di soffrire!

Se però la consideriamo alla luce di due leggi cosmiche fondamentali: la Legge di Conseguenza e la Legge gemella di Rinascita, ne traiamo il corretto significato, che ha anche il non trascurabile valore di dimostrarsi comprensibile e accettabile alla nostra ragione. Le nostre esistenze sulla Terra hanno, secondo il Piano Divino, lo scopo di farci evolvere, e ciò si può realizzare solo dotandoci del libero arbitrio necessario a farci imparare anche dai nostri errori: per ottenere lo scopo sono necessarie molte e progressive esistenze materiali, e lo strumento è la comprensione diretta delle conseguenze delle nostre azioni, dei nostri desideri e dei nostri pensieri.

La quota di libertà accresce di vita in vita, man mano che impariamo sempre più "lezioni", rendendoci così anche sempre più attendibili e affidabili nell'uso che ne potremo fare. Ciò che limita provvisoriamente la libertà è il karma, cioè la conseguenza delle cause che NOI STESSI abbiamo messo in moto. Reagire istintivamente "occhio per occhio" denota una mentalità primitiva, e questa legge valeva anticamente, ma se l'uomo vuole progredire deve imparare ad amare "anche i suoi nemici". Così facendo scioglie il karma anziché continuare ad appesantirlo, e giunge a liberarsi di quel legame indesiderato che altrimenti si perpetuerebbe; è un modo d'agire che denota non già il debole, ma il vero forte: colui che sta sopra alle dinamiche animali che ne ostacolano lo sviluppo interiore.

Può sembrare un atteggiamento eroico, ma la sua efficacia si trasmette anche verso chi ci ha offeso; Gandhi insegna! Certamente ci vuole molto tempo per giungere a farlo senza cadere, da qui il finale dell'esortazione di Gesù che solo una visione di molte vite può giustificare: "Siate perfetti come lo è il Padre vostro".

 

ESISTE L'INFERNO?

Le Chiese cristiane insegnano che gli uomini, dopo una breve esistenza posta in condizioni fra le più diverse, verranno alla morte giudicati indifferentemente e separati fra i "buoni", che andranno eternamente in Paradiso, e i "cattivi", che subiranno l'eterna condanna all'Inferno. Queste affermazioni sono un abominio, perché in ogni uomo brilla la scintilla divina, che è parte di Dio, e come tale non potrà mai essere separata da Lui; e perché attribuire a Dio un simile atteggiamento vendicativo ha giustificato nei secoli l'alibi di una condotta analoga da parte dell'uomo.

In realtà, la parola tradotta con "eterno" è in greco "aionian", che significa un certo periodo, indeterminato, di tempo - e con questo significato è usata in altre parti delle Scritture; e la parola tradotta con "inferno" era "Geena", luogo alle porte di Gerusalemme dove anticamente si facevano sacrifici umani. 

L’idea della salvezza o della dannazione risale alla concezione propria delle religioni etniche: Jahvè portava a termine i suoi disegni, con la forza se necessario. Chi era da ostacolo veniva abbattuto o distrutto. In altre parole, si salva solo chi obbedisce e si mette in sintonia col volere divino. Il Cristo, per contro, è venuto per tutti, per salvare proprio chi si era allontanato, la “pecorella smarrita”, perciò Egli non può dare un termine alla Sua missione: il termine dipende dall’uomo, e scadrà quando l’ultimo avrà fatto il passo necessario. Per questo l’idea del Giudizio e della condanna non è Cristiana; chi parla dell’Inferno dimostra, così dicendo, di non essere Cristiano.

Non esiste perciò un "giudice" esterno che ci premia o castiga: ciascuno crea con i suoi comportamenti la qualità dell'esistenza post-mortem, la quale sarà finalizzata ad insegnare e a correggere gli errori, con lo scopo finale di riunirci tutti - alla fine - in Dio, del Quale siamo parte. Solo con la concezione delle ripetute rinascite è possibile comprendere il pieno significato delle parole: "Giudicherà i vivi e i morti": sarà la scintilla divina interiore - il Cristo interiore - a giudicare i vivi (chi si sarà già emancipato dalla necessità di esistenze terrene) e i morti (chi identificandosi ancora esclusivamente con la personalità umana avrà bisogno di sperimentare ancora una volta una morte e una rinascita).

 

GESU' HA INSEGNATO A BERE VINO?

L’alcol è il prodotto di una fermentazione esterna all’organismo, che vibra ad una intensità così elevata che il nostro corpo non riesce ad armonizzarlo e assimilarlo. Anziché assoggettarlo, quindi, e metabolizzarlo, è esso ad accelerare dall’esterno il nostro tasso vibratorio, prendendo il sopravvento su di noi. È uno spirito esterno che ci controlla. Se non ci liberiamo dell’alcol, ci risulterà impossibile accedere alla nostra parte spirituale. 

Una obiezione diffusa verso chi cerca di diffondere questo insegnamento all’interno del mondo cristiano, riguarda il noto miracolo della trasformazione da parte di Gesù dell’acqua in vino alle nozze di Cana. Una attenta lettura dell’episodio, però, può procurarci qualche sorpresa. Nel modo in cui viene solitamente interpretato, l’ordine dato da Maria ai servi di portare l’acqua sembra essere in contraddizione con la risposta che Gesù aveva dato alla sua richiesta. Vediamo nel dettaglio:

<Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. E Gesù rispose: “Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora.” La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà.”>

La madre di Gesù, in realtà, non viene qui descritta come avesse disobbedito, o in qualche modo costretto Gesù al miracolo: questa non è che una interpretazione. L’ordine di Maria ai servi appare piuttosto come un seguito logico a quanto Gesù le aveva risposto. Dove può nascondersi questa logica? Non può essere che in: “Non è ancora giunta la mia ora.” Il miracolo di Cana, infatti, è il primo miracolo di Gesù, effettuato prima che fosse giunto il suo tempo, e perciò si localizza nella religione precedente al suo avvento. Proprio questo riferimento al “suo tempo”, invece, suggerisce che quando esso sarà giunto non dovrà più esservi spirito esterno all’uomo, poiché Egli ci ha portato la possibilità di abbattere la barriera che impediva, prima di Lui, l’accesso dello spirito direttamente nella coscienza umana. L’episodio raccontato da Giovanni, perciò, non contraddice, ma appoggia gli argomenti di chi decide di non assumere alcolici.